lunedì 12 agosto 2013

E poi le cose accadono.
Così.
Senza averle invocate quasi.

Solo evocate.

Costruite in schemi paralleli dalle precise costanti matematiche.

E se è sulla distanza che si capiscono le persone.

O diavolo.

Allora di distanza ce n'è stata a sufficienza.

Abbastanza per dirti che vendere fragole per vendetta a chi le aspetta, non ha mai fatto del bene a nessuno. Soprattutto a chi vende.

Un posto in bilico forse volevo, per risanare un'antica ferita. 47 pallini di piombi ancora conficcati nella schiena.

Stasera se ne è accorto. Si è accorto che no, non guardo negli occhi le persone quando parlo così. Non si può. Avrebbe dovuto già saperlo. E' stato buffo quando me l'ha ordinato, come fosse una cosa che si può scegliere di fare. O non fare.

Sì che l'ho guardato.

Anche.

Talvolta.

Ma davvero meglio parlare.

E spostare i confini del muro.

Hai visto? l'ho fatto.

Il muro è davanti a te e io sono dietro.

Quella sera non c'eri. Anche se eri con me.

E sì, sono triste per questo, non ci provo nemmeno a negarlo, ma era meglio non domandare what next.

Se già sapevi quello che volevi.
Potevi chiedere.

 
 She's the Moon
 E' strana la vita.

Una passa attraverso i decenni e quando verso l'autunno della sua vita acquista la pace del cuore, ecco che improvvisamente cambia qualcosa. In modo così repentino e casuale che non te ne accorgi nemmeno. Stai semplicemente seguendo la corrente.

Molti uomini hanno torturato la tua mente, molti uomini hanno preso in prestito un pezzo da te. Ma non era mai quello. Mai. Come mani intorno alla gola.

La tortura sempre più sottile del desiderio inespresso. Il desiderio che giungeva di notte e si colorava di luce, energia in forma di sfera che scivola sul corpo attraverso il piacere dell'altro, qualcosa a cui sei sempre andata molto vicina, o che avevi posseduto per fuggevoli notti tropicali, per poi rarefarsi. Nello scorrere del tempo dopo. Decenni.

Acqua e sudore. Calore.

E te ne fai di domande. Eccome se te ne fai.

Sfogli i libri, cerchi in rete e guardi il porno, talvolta non puoi nemmeno credere che sia possibile guardare quello che stai guardando, ma poi ci sono cose che solleticano la mente, passano per il cervello e raggiungono i genitali. Come interruttori della luce. Acceso. Spento.

Certo ci sono cose che ci assomigliano, cose che risuonano e che raccontano storie. Talvolta.

Ma il tempo passa e oramai non ci credi più, ti stai leccando la solita aperta ferita e stai anche pensando che non puoi fidarti nemmeno di te stessa. Come potresti? Alla fine hai chinato la testa e smesso di ribellarti no? sei stata brava, hai fatto quello che tuo padre voleva per te, quello che tua madre sperava per te, quello che mette a tacere tuo fratello e anche la cugina della suocera dello zio.

Eppure non va.

Anche se lo amavi quell'uomo. Che non ha mai voluto crescere, non ha mai voluto mutare, non ha mai voluto ascoltare. Il lampo, la tempesta e il tuono. Un uomo che alla fine guardavi sconsolata e, di tutto quell'apparente biondo splendore, ti rimaneva solo uno scialbo grigiore.

Ma poi i padri muoiono, le madri si indeboliscono e le tigri ruggiscono di notte attaccando la gabbia, la frusta e il domatore. Le porte poi sbattono e le chiavi vengono buttate via. Il coraggio di farlo ancora prima di tutto quel rosso lunare.

E poi è necessario trovare anche il coraggio per fare molte altre cose, perchè così non va e non poteva andare. Ci sono strade nuove. Che puntualmente arrivano e si intersecano in pomeriggi di settembre in cui te ne vai in giro senza pensieri e poi per caso entri in un bazaar. Varchi la soglia e la vetrina si chiude dietro di te, ancora non sai che le carte sono estratte e che da quel preciso istante le ruote karmiche del destino si sono mosse per concatenare un gioco sincronico talmente preciso che solo Carl Gustav potrebbe veramente apprezzare.

E mentre ti muovi e curiosa osservi la mercanzia, mentre i colori si confrontano con la pelle, i capelli ed il seno, una persona si avvicina. Ma già lo avevi sentito arrivare, come un temporale che si scatena quando la tensione sale e le gocce d'acqua alla fine cadono giù e questo no, proprio non lo puoi sopportare. E nel torpore in cui la rabbia ti ha gettata, e non sai che cosa fare, accenni uno sguardo nascosto prima di fuggire come se un'intera muta di cani si fosse appena lanciata dietro di te. Così, come aver compiuto 15 anni l'altro ieri e non esser nemmeno vagamente la persona che sei. 

10 Settembre 2009

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