Una volta credevo in dio.
Credevo che ci fosse un'intelligenza naturale sovra-condensata che fosse immensa, ma anche se già ne percepivo l'incredibile espansione, che nulla ha a che fare con Giove, in fondo non potevo non antropomorfizzare.
Ma adesso.
Adesso che ho iniziato a capire come funziona e che sono tornata indietro di migliaia d'anni, sempre prima per vedere, capire, provare ad immaginare, è successo qualcosa.
Questa enorme devastante consapevolezza, questa impossibile fuga da ciò che è e ciò che si vorrebbe, questa insaziabile fame per cui tanti di noi non mollano il colpo. Una fame devastante che divora l'anima e alla fine si porta via qualsiasi cosa.
Ci si prova eppure.
Oh certo che ci si prova.
Ma poi sai, poi capisci, poi ti rendi conto che non serve a nulla. Non è più un tuo poter decidere perchè, giunto fin dove sei, è sempre dell'altro il sentè di ciò che accade e non puoi che rassegnartici, senza intervenire, fin dove il limite si può spostare.
Assistendo impotenti alla carneficina.
E' un mondo barbaro questo.
Dove re dei mari vengono imprigionati in una piscina e piccole forme pelose trucidate solo per vederle soffrire.
Fa così male.
Non meno del tuo migliore amico che si rifiuta di crescere o del tuo ragazzo che non vuole più amare.
Si assiste impotenti.
E ci si domanda a cosa serve l'ultima leziosa cosa.
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