sabato 24 maggio 2014

Quando ero piccola io ero quella strana.

Avrei dovuto accorgermene allora che non andava bene orientare il ragionamento in quel modo se volevo fare parte del branco, ma anche se davvero lo desideravo intensamente, non c'era niente da fare.

Ero goffa e con gli occhiali. Sapevo già leggere e scrivere.

Inoltre leggevo un sacco. Facevo solo quello. Ero la disperazione dei miei genitori a cui non rimaneva che comprarmi almeno un libro nuovo al mese, se non di più, anche se già abbondantemente pescavo (di nascosto per Freud a 13 anni) nella libreria paterna.

Praticamente ruminavo libri come gli altri le partite di pallone. O pallavolo. In cui io ero ovviamente pessima e a cui non partecipavo mai.

Inoltre le conclusioni, le deduzioni e l'ovvio personale con cui mi esprimevo, non è che non collimasse con il loro. Non c'entrava proprio.

Proprio come i cavoli a merenda.

Quella strana.

Che evocava sensi ed atmosfere che non potevano essere comprese nei canoni sicuri che conoscevano. E certo ampiamente insegnavano e ad ogni decade il suo.

A cui mi sono ribellata negli anni sempre più, per poi inselvatichirmi definitivamente come i cani picchiati e maltrattati dai padroni.

Non mi è mai andata giù.

Che mi facessero sentire così.

Per anni.

Decenni.

Secoli e millenni della mia vita in cui ero perennemente incazzata col mondo e non sapevo perchè.

Sapevo solo che era ingiusto.

Ma gli anni, i secoli, i millenni ad arrovellarmi studiando, si sono accumulati, sedimentando e rinforzando, fino ad assumere la forma di una montagna di dati reali e tutti perfettamente connessi fra loro.

La situazione non è mai cambiata e la storia insegna che non cambierà mai.

Certe cose "non si possono dire," soprattutto in ambito accademico, altrimenti sei ridicolo o peggio un millantatore.

Ma sono cambiata io.

Che non sono più arrabbiata perchè ho capito come mai questo meccanismo sociale si innesca.

E che ho trovato le parole giuste per poter dire le cose comunque.

A modo mio.

Non sono la prima. Non sono l'ultima. Funziona così. Forse ci nasciamo per genetica davvero (sicuramente un'inclinazione, il germe, deve esistere a priori), o forse lo diventiamo col tempo. Chi lo sa.

Ma è la passione che ci acceca.

E non riusciamo a sottrarcene nemmeno volendo.

Torniamo sempre lì.

Ci ho provato a non farlo. Se un Dio esiste sa che ci ho provato. Ma sa anche che è stato lui a decidere che così doveva andare. Evidentemente. Se proprio lo vogliamo chiamare Dio. O karma. O quello che si vuole.

Non ha importanza.

Alla fine questo è il mio talento, quello che ha magicamente assorbito il totale interesse della mia irrequieta ed affamata mente per decenni.

Mentre fuori tutto era immobile come pietra e per me solo il movimento nervoso di un alluce dentro le scarpe.

E sì certo, delle sere mi sembra ancora che tu sia qui con me e ti parlo. Anzi alla fine l'hai postata la foto che volevo vedere, (su dai, fammela vedere) ma la tua freccia è caduta nel vuoto.

E lo sai anche tu.

Che non sorridi e nascondi gli occhi nel buio.

Lontano.

Eppure, e anche tu prima o poi lo capirai, il tempo scorre all'incontrario.

Ed è arrotolato su sè stesso.

E non importa che cosa pensiamo noi.


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