E mentre le tempeste elettromagnetiche si scatenavano, Opaca aveva cambiato nome.
La solitudine l'aveva accresciuta durante il soggiorno al Castello dei Padri e quando anche l'ultimo avo fu seppellito, la luce iridescente aveva iniziato a brillare tutta intorno a lei che a fatica riusciva a contenerla. E mascherarla.
Si sentiva come la luna quando chiamava a sè le maree e sconvolgeva le acque rosse del corpo.
Si sentiva così potente e furente che avrebbe potuto distruggere le pietre del castello una per una.
Si sentiva così selvatica e unificata che avrebbe potuto squarciare la giugulare del Sole.
Se solo avesse voluto.
E doveva pensarci bene, capire davvero quanto terribile sarebbe stato vederne la fine o quanto meglio fosse girare lo sguardo per guardare come sempre più in là. Oltre la sua luce appannante.
L'effetto del potere. Inebriamento profondo di sensi all'erta e pronti a colpire in forma d'uomo, lontana dall'istinto feroce e immediato, del lupo e della tigre, del drago e del cavaliere.
Perchè è così che va il mondo.
L'animale cade e l'essere umano ne esce fuori.
Primitivo, potente e feroce come un algoritmo binario di fronte a due fessure.
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