Perchè potrei lasciarmi andare al sogno del drago, lasciarmi avvolgere in quel nero e dimenticare tutto, dimenticare la luce e vivere di sesso feroce, di unghiate nei fianchi e di notti che non finiscono mai ed è sempre e solo di più. Ancora e ancora. Per ore e ore fino a non poterne più.
Ma semplicemene non può funzionare.
Semplicemente la realtà è quello che è accaduto nel sogno di molti insospettabili mesi prima, quello della caverna oscura dove un mucchio di gente si era accampata scompostamente e sembrava dormire. In realtà erano i fuochi accesi che non mi piacevano e continuavo a domandarmi come le persone potessero bivaccare in quel luogo quando io non mi sarei nemmeno seduta per terra. Vagavo nella grotta come un'estranea, come nei locali di scambisti dove ho visto cose che mi hanno capottata dal ridere per quanto erano assurde e surreali, eppure giuro, quello che molti chiamano sesso e piacere.
Camminavo nella grotta ed osservavo finchè giungevo nei pressi di un tunnel. Un ben strano tunnel devo dire, una grande ogiva all'ingresso protetta da porte gommose e nere che si infiltravano in un lungo tubo. Un tubo come il serpente della spezia di Dune, giù profondo e spaventoso, ma affiorante in volute sporche di terra e ingombrante come se in realtà il sotto fosse anche il sopra. Un utero mezzo sepolto, un utero oscuro, un ingresso per cose non certo energeticamente migliori di quelle a cui stavo già assistendo, ma con una potenza infinitamente maggiore.
E vedo un uomo al suo ingresso, un uomo che si butta entusiasta dentro l'ogiva, che letteralmente ci si butta a pesce come un pene mentre la ragazza al suo fianco rimane ferma. Bianca, spaesata e immobile. Cammino parallela al tunnel, lo osservo e non mi capacito. Non capisco. Non capisco come possa piacere quello che sento. Ma non perchè facciano cose assurde o stranissime, in realtà questa gente non sta facendo niente, ma è come se credesse di fare qualcosa mentre sta per terra. E per terra fa schifo. E' pieno di germi, virus, batteri e qualunque forma di vita aggressiva, primitiva e letale possa esistere. Lo si capisce osservandone il colore, la consistenza. L'odore.
Non è sano, non è bello, non è pulito, non è luminoso. E' un posto triste, sporco e disperato.
E mentre cammino parallela al tunnel, l'uomo ne esce eretto e in piedi dalla parte finale. Un buco per terra come un pozzo senza pietre e sponde. Un buco nero. L'uomo sospeso nell'aria al centro di tutto quell'oscuro mi guarda dritto negli occhi, mi guarda pieno di sfida, mi guarda e gli basterebbe un passo per raggiungermi e avvinghiarsi a me.
Lo osservo distaccata. Non capisco perchè faccia così e sono fredda. Lucida, fredda e distaccata, passo per caso. Con determinazione gli pongo la mano destra sulla fronte e, benedicendolo, semplicemente lo respingo da dove è venuto mentre con tristezza penso "Non hai capito, eppure anche l'altra volta è stato per lo stesso motivo".
Penso che i sogni son desideri e che i desideri discendono dall'alto nelle loro proprie forme.
Se un drago nero e una tigre bianca si sono qualche volta incontrati, non è possibile per loro restare insieme.
Uno dei due ferirà sempre l'altro, mentre l'altro passerà la sua vita a benedirlo.
Il bianco è bianco.
Il nero è nero.
Si può solo camminare in mezzo.
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